Il posto della mente è una piccola oasi letteraria dove possiamo andare quando abbiamo bisogno di qualcosa di diverso. Di leggere, o scrivere storie. Storie inventate, come quelle che io, da principiante, sottopongo al vostro giudizio, oppure storie vere, piccoli "frammenti di vita" che scivolerebbero immediatamente nell'oblio se qualcuno di noi non li raccogliesse.

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mercoledì 8 maggio 2013

Piove merda [gianbarly]

Renè Magritte - Golconda
Il giorno 23 di giugno, a una certa ora del pomeriggio, cominciò a piovere merda. Veniva giù dal cielo in grossi goccioloni, che stampavano sull'asfalto un disco liquido di colore marrone chiaro, con al centro un piccolo grumo di cacca. Non era una pioggia fitta, tutt'altro. Le gocce cadevano alla distanza di una decina di secondi, una qui e l'altra là.

In effetti c'era tutto il tempo di mettersi con il naso all'insù per cercare di indovinare dove sarebbe caduta la prossima. L'esercizio comportava tuttavia una certa dose di rischio, come si può ben intuire. Gli abitanti del Paese Bello osservarono dapprima il fenomeno con una certa curiosità sperando che si risolvesse in poco tempo. Qualcuno lo fotografò per poi postarlo su Facebook, altri lo commentarono in un vortice di tweet. 

Ma quando l'indomani si svegliarono al suono ritmico degli splash e osservarono sgomenti le loro belle macchine segnate da quei pallini marroni, cominciarono a innervosirsi, richiedendo a gran voce l'intervento delle autorità. Già altre volte era capitato quello strano fenomeno, anche se in paesi distanti. Roba di poco conto, che però era stata presa molto sul serio dagli amministratori e dai cittadini di quelle terre lontane. Si erano fatte riunioni, convocati esperti per capirne il motivo e, alla fine, erano stati emessi dei provvedimenti che avevano scongiurato il ripetersi della cosa. 

Anche i politici del Paese Bello si diedero da fare. Il capo del governo annunciò che la maggioranza era compatta nel ritenere che andassero prese delle misure "urgenti" e "indifferibili". L'opposizione assunse un atteggiamento responsabile, adeguato alla gravità del momento, sottolineando tuttavia come le decisioni dovessero essere invece "immediate" e "draconiane". La discussione fu animata con feroci scambi di accuse fra un campo e l'altro. La parte minoritaria all'interno della maggioranza minacciò la scissione e la confluenza nell'opposizione. In soccorso del governo arrivò però una consistente pattuglia di rappresentanti della minoranza che, responsabilmente, si dichiararono pronti a fare proprie le decisioni del governo. Alla fine, per scongiurare il rischio di una rottura, ogni decisione venne rimandata a data da destinarsi. Bisognava avere un quadro più chiaro della situazione, si disse. Furono convocati degli esperti di entrambi gli schieramenti, equamente rappresentativi di tutte le istanze presenti all'interno di ciascun partito. 

A chi faceva notare che non c'era nulla da studiare, che sarebbe semplicemente bastato copiare ciò che era stato fatto negli altri paesi, si replicò - con una certa stizza - che la nostra soluzione sarebbe stata di gran lunga migliore e definitivamente risolutiva del problema. 

Intanto continuava a piovere merda. Ora più lenta, ora più fitta, secondo certi suoi misteriosi ritmi. Anche la consistenza cambiava, come succede in base al tipo di cibo che si mangia o per causa di certi disturbi. E con la consistenza variava anche l'odore; a volte era leggero, quasi dolciastro, che ti ci abituavi subito. Altre volte diventava pesante, impossibile da respirare. In quelle occasioni la gente veniva presa dal voltastomaco e imprecava contro il governo che non faceva nulla per sollevarla da quella penosa situazione. 

C'era poi un altro problema. Il Paese Bello era da sempre meta di un gran numero di visitatori. Venivano da tutto il mondo per ammirare quell'insieme di meraviglie che solo lì si sapevano mischiare in un incanto sublime. Il turismo era una delle maggiori ricchezze di quella terra e ora, con la merda che scendeva ininterrottamente dal cielo, nessuno più si presentava. Gli alberghi erano vuoti, come i ristoranti che avevano dovuto chiudere i loro celebri chioschi all'aperto. Nessuno più passeggiava con un gelato in mano nelle fresche serate estive. Le spiagge erano deserte essendo impossibile stendersi anche per pochi minuti a prendere il sole. 

In televisione era però tutto un fiorire di programmi che parlavano della merda. Di come comportarsi nel caso di uno scroscio più violento o di come era possibile usarla per concimare i gerani del balcone. Furono presentati degli attrezzi per rimuoverla una volta diventata secca. Nei talk-show qualcuno si spinse a definirla una specie di metafora della situazione del paese ma fu sommerso dalle critiche degli altri ospiti che fecero notare come il nostro paese restasse comunque il più bello del mondo, pieno di persone geniali, di certo in grado di farlo risorgere. 

All'estero non si potevano capacitare del nostro comportamento. Quelli di noi che erano costretti a viaggiare per esigenze di lavoro, tenevano lo sguardo basso evitando per lo più di intrattenere conversazioni sull'argomento. Piano piano il Paese Bello divenne un luogo triste, pieno di gente rancorosa che litigava per un nonnulla. A forza di cadere, la merda aveva fatto breccia nell'animo delle persone. Tutti si sentivano sporchi, macchiati in maniera indelebile. Quella che scendeva dal cielo era la manifestazione della loro colpa. 

A lungo andare, però, ci si abituò alla questione e la cosa non sembrava più così grave. Menti raffinate, dotate di humor, ci fecero scoprire il lato comico della faccenda. Per un periodo fu tutto un fiorire di battute, che si incaricarono di lenire la frustrazione. Ognuno ricominciò la sua vita di sempre, limitandosi a girare sempre con un ombrello. Quando la cacca era troppa la si spalava via, come si fa dopo una nevicata. 

Ripensandoci, è passato davvero molto tempo da quel 23 giugno, quando ha cominciato a piovere merda. Quasi non mi ricordo più come era prima, senza quello splash che arriva a intervalli regolari a fare da colonna sonora di ogni nostra attività. Ma... Com'è che... Oddio! Non mi dire che.. Ormai è più di un minuto, forse addirittura due... Corro alla finestra, mentre sento dentro di me un qualcosa che si schiude, un germoglio di speranza, una voglia di orgoglio... Spalanco le persiane e guardo fiducioso all'insù. Resto in quella posizione per un tempo infinito, pronto ad abbandonarmi al flusso di quelle emozioni positive. 

Splash!

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