De Chirico - L'énigme de l'arrivée et de l'après-midi |
Fu Talnòc a rispondermi.
“Vedi Giuliano, tutto parte da quello che si
intende per destino. Il professore poi ti spiegherà la differenza fra caso e
destino. Ti basti sapere che nessuno qui pretende di governare la casualità. La
tegola che ti cade in testa mentre cammini, una vincita alla lotteria, un
piccolo ritardo che cambia il corso degli avvenimenti. Queste sono cose che
bisogna mettere nel conto, su cui non possiamo proprio nulla. Ma sarebbe
sbagliato pensare che la nostra vita dipenda da loro. Possono influenzarla,
come no. Però il nostro destino dipende in grandissima parte da noi stessi, da
quello che facciamo e da quello che, più spesso, evitiamo di fare”.
Ora tutti e tre mi osservavano attentamente,
per vedere se comprendevo quello che mi si diceva.
“Caro amico mio, il nostro cervello, quando
siamo bambini piccoli, neonati, è al massimo delle sue potenzialità. In quel
periodo della nostra vita potremmo indirizzarci praticamente in qualunque
direzione. Anche se lo ignoriamo, siamo onnipotenti. Le cellule cerebrali hanno
il massimo della loro potenza ma non hanno ancora stabilito quell’intrico di
relazioni, di sinapsi, che determinano il nostro comportamento. In realtà, le
nostre azioni da adulti non sono libere come potremo credere, ma sono regolate
dallo stratificarsi delle esperienze che facciamo. E con quale pesantezza! Ogni
cosa nuova si deposita su quelle precedenti, ingabbiando sempre di più le
nostre potenzialità. Pensa a questo, ad esempio: tu da piccolo avresti forse
avuto la possibilità, che ne so, di diventare musicista. Oppure matematico.
Invece sei diventato un tecnico. Ti sei mai chiesto perché? Forse le tue
ambizioni in quelle direzioni sono state stroncate da un qualche fatto di
nessuna importanza: qualcuno che ti ha preso in giro la prima volta che hai
provato a suonare, oppure un qualche tuo disagio dovuto, mettiamo, al freddo e
che il tuo cervello ha collegato indelebilmente con quell’attività. Ora tu sei
convinto di non poter diventare un buon musicista solo perché il tuo cervello
si rifiuta di andare in quella direzione. Sei legato al tuo specifico destino
in forza delle sinapsi che si sono formate col tempo fra tuoi neuroni. Nulla ti
impedisce veramente di diventare un musicista, in verità! Anche la minore
capacità di apprendere, il minor entusiasmo nel fare cose nuove, sono tutte
conseguenze di questo. Ciò che ti blocca è dentro a te stesso.
Ecco a cosa serve il venditore di destini.
Senza di lui ognuno di noi sarebbe condannato a seguire una sorte che non si è
scelto, ed una soltanto, per tutta la vita”.
Le sue ultime parole restarono sospese fra di
noi. Nessuno fiatava. Aspettavano una reazione da parte mia.
“E … come fa? Voglio dire, è una specie di
mago?”
“No, no …” rise lui “E’ tutto assolutamente scientifico.
Conosci la storia delle cellule staminali, vero?”
“Sì, quelle che possono generare qualunque
organo del nostro corpo …”
“Proprio quelle. E sai quindi che è possibile
prendere cellule adulte e riportarle allo stato di staminali. Ecco, qualcosa di
simile viene fatto dagli uomini con la barba. Usano delle erbe allucinogene in
grado di far regredire determinate sinapsi neuronali, in modo da riportare il
nostro cervello ad uno stadio di massima potenzialità. E’ come tornare per
qualche giorno neonati e quindi poter indirizzare la propria vita, le proprie
capacità in una nuova direzione. Neonati, ma con gran parte della precedente
esperienza”
Mi pose la mano sul braccio.
“Io lo farò di qui a qualche giorno. Ormai
sono stanco di fare lo studioso. Voglio qualcosa di più eccitante, per i
prossimi anni. Ho accumulato abbastanza denaro da potermelo permettere!”
Li guardai tutti e tre come se li vedessi solo
ora.
“Quindi non siete sempre stati quello che
siete ora!”
“Certo che no!” rispose per primo Morfial
“Prima di diventare un ricco possidente sono stato un meccanico poi una
rockstar, quindi un medico. E cambierò ancora!”
Talnòc mi afferrò di colpo per le spalle, come
folgorato da un’idea.
“Tu potresti diventare un Ritornante!”
“E’ vero, è vero!” si affrettarono a dire gli
altri due “E’ proprio quello che ti ci vuole!”
“Cos’è un Ritornante?”
“E’ un tipo di destino, assai raro in verità,
dove vengono affinate al massimo le capacità di ritrovare i luoghi da cui si proviene.
Mi sembra a pennello per te”
Ero al massimo dell’eccitazione “Cosa
aspettiamo, allora? Su, ditemi cosa debbo fare per entrare in quella stanza!”
dissi indicando la costruzione di vetro.
“Calma, calma. Non è così facile, temo”
“Che intendi, Talnòc?”
“Ti ho detto che è un destino raro, quello che
ti serve. Ed essendo raro è anche molto, molto costoso”
“Quanto?”
“Abbastanza perché tu non possa permettertelo,
ora. Nemmeno con un nostro aiuto”
“E allora …”
“Dovrai fare come tutti noi, partire da un
destino modesto, alla tua portata, in modo da raggranellare abbastanza soldi
per passare ad uno migliore, fino ad arrivare a quello”
“Ma ci vorrà un sacco di tempo! Anni, forse
decenni!”
I tre si guardarono, come per consultarsi.
“E’ vero, ma forse il modo per accelerare le
cose c’è. Vedi, ci sono destini tranquilli che costano poco, ma che non ti
danno abbastanza denaro. Ce ne sono altri che ti possono far guadagnare in
fretta, ma proprio per questo sono i più costosi. Ma ce ne sono alcuni con i
quali puoi fare un bel gruzzolo e che costano pochissimo”
Mi allarmai
“Dov’è l’inghippo?”
“Sono rischiosi, per cui quasi nessuno li
vuole. Ma se ti senti abbastanza scaltro e determinato, puoi tenerli per un
po’, giusto il tempo di guadagnare abbastanza e poi saltare su livelli più
alti. In due, tre passaggi potresti arrivare al tuo obiettivo”
Fece una pausa.
La mia mente invece lavorava con frenesia.
Dovevo cambiare in fretta il mio modo di ragionare. C’erano milioni di domande
che premevano per uscire.
“Ma … cosa succede esattamente?”
“Oh, non ti preoccupare, in se la cosa è molto
semplice. Tu depositi una certa somma e ti viene dato un numero. Quando tocca a
te il venditore di destini ti fa delle domande, per capire quello che vuoi. Poi
ti consegna ai suoi assistenti che ti preparano una pozione con quelle erbe di
cui ti dicevo. Tu la bevi e poi te ne torni a casa, tutto qui. In capo a poche
ore il tuo cervello si libera delle stratificazioni che lo imprigionano, almeno
di quella parte che il venditore ha ritenuto ti siano di impedimento. E’ come
rinascere, ma conservando parte delle proprie esperienze. Le tue capacità di
sviluppare quel determinato interesse, quello stile di vita, saranno di nuovo
intatte. E tu dovrai, nei giorni successivi, sfruttare queste capacità e riformarti
un’esperienza in quel campo. Lo farai rapidamente, te lo assicuro! Nel giro di
quindici giorni tutto sarà finito e tu sarai una persona nuova”.
“Una persona nuova … “ riflettevo ad alta voce
“ma tu hai detto che conserverò solo una parte delle precedenti esperienze.
Cosa vuol dire?”
“Ti succederà esattamente come qualche giorno
fa, quando sei capitato qui. Conserverai la nozione di tutto quello che hai
fatto fino ad allora, ma senza il calore del ricordo, delle emozioni. Lo so, è
una perdita e tutti noi ne soffriamo, ma è necessaria, altrimenti la cosa non
potrebbe funzionare”
“Quindi anche gli affetti, le amicizie, tutto
sarà cancellato!”
“Sì, certo. Ma non te ne dispiacere troppo. Ad
ognuno di noi succede lo stesso. Perdiamo qualcosa per avere il meglio. Altre
amicizie, altri amori”
Gli altri due partecipavano appassionatamente
alla discussione, portando le loro esperienze, dandomi consigli.
Da parte mia, man mano che riuscivo a
comprendere la questione, sentivo l’entusiasmo svanire. Dopo aver assaporato la
possibilità di ritrovare il mio passato e, con esso, anche il mio futuro, mi
stavo rendendo conto che ciò non sarebbe mai stato possibile. Entrai in uno
stato di profonda frustrazione. Mi rendevo conto di essere prigioniero per
sempre in una vita che non era più la mia. Assunsi un’aria così avvilita che i
miei amici si interruppero di colpo.
“Ma che cos’hai?”
Li guardai quasi senza vederli. Avevo le
braccia e le gambe molli e se non fossi stato seduto sarei sicuramente caduto
per terra. La bocca mi si era impastata e quasi temevo di non riuscire nemmeno
a parlare.
“Cari amici” dissi infine “Lasciate che vi
chiami così, vi prego, anche se la nostra conoscenza è così breve. Ma, forse,
mi sta capitando proprio quello che mi avete descritto. Pochi giorni o anche
solo pochi minuti nella mia nuova condizione mi hanno legato a voi come se
foste da sempre parte della mia vita”
Cercai di deglutire, ma senza successo.
“Ma ora mi rendo conto che sono destinato a
perdere tutto! Sappiate che quello che voglio sopra ogni cosa è di ritornare
nel mio mondo, dove spero, una volta là, di recuperare gli affetti che ora mi
sono stati tolti. Non posso nemmeno concepire una sorte diversa per me stesso”.
Loro annuirono vigorosamente, come per dirmi
che lo sapevano e che volevano per me esattamente la stessa cosa.
“Vi ringrazio per il vostro affetto ma,
vedete, temo che non mi potrà servire. Per poter sperare di ritornare, voi mi
dite che debbo affrontare un certo numero di destini differenti, alcuni dei
quali molto rischiosi. Oh! Non è il pericolo che temo. Ben venga, se potrà
condurmi alla mia meta. Però mi avete anche avvisato di cosa mi succederà ed io
stesso l’ho provato sulla mia persona. Ad ogni passaggio perderò gran parte dei
miei sentimenti, dei miei desideri. Finirò sicuramente per smarrire ciò che ho
più caro in questo momento: la volontà di tornare. Una volta dentro ad una
delle trasformazioni che mi sono richieste, cosa potrò fare senza le spinta del
desiderio? Se avrò dimenticato anche questo ultimo brandello di umanità che mi
resta, che ne sarà di me?”
Le lacrime cominciarono ad uscirmi copiose dagli
occhi, annebbiandomi la vista. Il professore borbottò una scusa e lasciò la
compagnia. Morfial sembrava impegnato a studiarsi le unghie di una mano. Solo
Talnòc sembrava seguirmi con partecipazione.
“Ecco” dissi, riacquistando un briciolo di
speranza nel vedermelo così amico “forse una soluzione ci sarebbe. Se voi, se
tu almeno, mi restassi vicino durante questo mio viaggio. Se ti facessi carico
di tenere vivo in me questo sentimento, se mi ricordassi, con la pazienza che
hai dimostrato finora, quale è il mio scopo, allora forse potrei anche
riuscire!”
Gli afferrai forte le mani.
“In nome dell’amicizia che ormai ci lega,
stammi vicino! Senza di te non ho alcuna speranza, lo capisci?”
Lui mi guardò con tutta la simpatia di cui era
capace, poi si sciolse lentamente da quella stretta. Mi rivolse il più caldo
dei suoi sorrisi e poi mi disse:
“Mi dispiace, caro amico mio, ma io ho altri
progetti”.
Il tuo modo di scrivere e di descrivere mi da sempre delle belle soddisfazioni.
RispondiEliminaLa similitudine del crociato, con la quale descrivi il distacco emotivo , è efficace e anche bella. Per quanto riguarda i contenuti spero tu sia di quelli che accordano al lettore la libera interpretazione dei testi altrimenti la vedo dura.
All'inizio ho pensato ti fossi imbarcato nella descrizione dell'angoscia del malato di Alzheimer (ho trovato parecchio in comune con quanto racconta chi li assiste).
Poi quando il musicista Bellini si è reso conto di essersi perso e ha iniziato a cercare la filosofia per tornare a casa me la sono goduta un bel po'.
La regressione con le staminali è, chiaramente,la parte che preferisco; pensa alle implicazioni psico-socio-fisiche -morali. Ti ringrazio, ci penserò per giorni.
Sai se la pozione da dipendenza?
Il prezzo del destino l'hanno spiegato con piglio da ragioniere Talnòc-Mangiafuoco insieme col professor gatto e Morfial la volpe, sulla piazza di Valean che immagino splendida e colorata come certe piazze delle Mille e una notte.
Alla fine il buon Giuliano - che forse non è al suo primo giro di giostra e nemmeno alla prima sinfonia - pensa che, con un po' di aiuto, potrebbe provare a cambiare destino; ma il destino.... sguscia.
Ehhh [sospiro] riuscissimo a fare della scrittura un modo per campare…. Cosa perderemmo?
;-)
Grazie per questo commento così articolato. Mi colpisce molto l'uso dei nomi dei personaggi, segno che che li hai sentiti "vivi".
RispondiEliminaSulla libera interpretazione, certo che è così!
In quanto al sospiro finale, credo che dovresti provarci fino in fondo. Ne hai sicuramente le capacità. Hai fatto qualche tentativo (magari con quel bellissimo romanzo fantasy di cui ci hai fatto leggere solo una specie di sunto su PR!. Fammi sapere.
Per me ho paura che se un giorno un editore mi chiedesse di fare qualcosa, perderei immediatamente qualunque ispirazione.
Possiamo provare a vendere l'impiccato (che ne dici se lo finiamo io e te e poi ci proviamo?)
Ciao Gianni