Il posto della mente è una piccola oasi letteraria dove possiamo andare quando abbiamo bisogno di qualcosa di diverso. Di leggere, o scrivere storie. Storie inventate, come quelle che io, da principiante, sottopongo al vostro giudizio, oppure storie vere, piccoli "frammenti di vita" che scivolerebbero immediatamente nell'oblio se qualcuno di noi non li raccogliesse.

Frammenti di vita..................Racconti & Poesie..................Paco de Luna..................Pensieri sparsi..................CONTATTI

sabato 26 maggio 2012

Paco de Luna - Quarto quadro 1 [gianbarly] Sì, viaggiare


David Burliuk - s.n.
Ascoltavo con aria trasognata la voce che usciva dalla cornetta. Era la prima volta che parlavo al telefono con Paco e, cosa ancor più incredibile, era stato il musicista a prendere l’iniziativa di chiamarmi.  Alla sorpresa si sovrappose ben presto un senso di liberazione; quella telefonata rompeva la cappa ossessiva che premeva sulla vita dell’emittente da quando era successo il fatto di Giuliana. Poi, altro fatto notevole, il tono di Paco era tranquillo, quasi allegro.

lunedì 30 aprile 2012

Solo il buio [Michele]


Stanco, sfiduciato, depresso,
vorrei che tutto finisse
se solo osassi....
Il passato è ormai andato
il futuro è già morto,
solo, con una manciata di cerini,
la luce ha un blackout
mi è indifferente,
le prime ombre della sera calano
tra poco sarà buio.
Non temo il buio, ho paura del buio.

Da tanto non mi guardo dentro
non ne avevo il bisogno,
ora sì
la voce della coscienza
mi esorta a farlo, ma
non so da dove iniziare.
è più semplice farlo dalla fine,
Il buio dovrebbe aiutarmi, invece
mi frena, mi distrae, mi scoraggia.
Non temo il buio, ho paura del buio.

Accendo un cerino,
come un flash abbagliante
ripenso agli
ultimi avvenimenti,
non mi dicono niente
non hanno influito più di tanto
sulla mia disperata solitudine
risultato di una lunga serie
di ipocriti compromessi
e meschine rivalse.
Il cerino si spegne.
Non temo il buio, ho paura del buio.

Accendo altri cerini
a ognuno di essi corrisponde un ricordo
sempre più indietro nel tempo,
come i cerini anch'essi si alternano
ora belli ora brutti
sono freddi, privi di sensazioni
scarnificati dalla vita
ma niente sensi di colpa
rimpianti, nostalgia, rammarico,
niente più odio, gioia, amore,
si susseguono
micidiali, implacabili, indifferenti,
ancora un cerino che si spegne.
Non temo il buio, ho paura del buio.

Come nuvole vaganti
che offrono tratti di cielo sereno
qualche ricordo lacera il guscio che mi avvolge,
timidi sentimenti riaffiorano,
rivedo i primi passi,
guardo compassato
vicende e persone
oggetto e soggetto della mia debolezza,
male fatto con cattiveria
e subìto con altrettanta passione,
luci ed ombre del passato
luce e buio.
Non temo il buio, ho paura del buio.

Gli anni della adolescenza
quando gettiamo il seme della vita
che taglia
il cordone ombelicale con la famiglia
offrendoci le prime possibilità
di valutare, giudicare, individuare
gli errori da non imitare,
perché poi diventano forieri di distacco
a volte insanabile,
anni nei quali
la vita ci scotta
come gli ultimi cerini.
Non temo il buio, ho paura del buio.

La scatola è ormai vuota,
ne  rimane infine uno solo,
non ci sono più ricordi
ma solo sensazioni
quasi ancestrali,
non ci sono immagini
ma inconsci ricordi di contatti,
delicate carezze,
aliti caldi,
onde sussurranti,
tepori protettivi,
oltre non vi è più nulla,
non oso rivolgere il pensiero alla fine
si confonde troppo con l'inizio,
l'ultimo cerino ha compiuto il suo dovere
e si avvia a inoltrarsi nel nulla,
tra poco rimarrà solo il buio.
Non temo il buio, ho solo paura del nulla.


martedì 17 aprile 2012

Mi scappa la pipì [gianbarly]


Devo fare pipì. Il pensiero mi scuote dal sonno profondo in cui mi sono immerso sul far dell’alba. Sento la vescica che mi scoppia, trattenuta solo dalla provvidenziale erezione mattutina. Lotto per un po’ contro la spiacevole sensazione poi, come d’abitudine, stendo il braccio verso l’altra metà del letto, ma ci trovo solo il freddo delle lenzuola.
Non ho ancora voglia di svegliarmi e mi sistemo più comodo cercando di afferrare di nuovo il filo del sonno. Provo a rilassarmi ma è inutile, ho troppo bisogno di farla. Allora mi alzo, senza praticamente aprire gli occhi. Sono deciso ad espletare la mia funzione e ad rinfilarmi immediatamente nel letto. Vado al bagno seguendo le vie dell’abitudine, alzo la tavoletta ed appoggio una mano al muro, mentre il membro riprende lentamente la posizione di riposo. Ora sono fermo, in attesa. Un pensiero mi lacera il cervello: lei non è nel letto.

sabato 17 marzo 2012

IMPERFETTA/mente o dei punti di vista.

Giorni fa ho letto su Repubblica il bell’articolo di Federico Rampini “L' OTTIMISMO DELLA RAGIONE. SCUOLA E DIRITTI, PERCHÉ UNO SVILUPPO È POSSIBILE”. L’ottimo giornalista anche questa volta riesce ad offrire uno sguardo nuovo sui problemi di questa nostra difficile epoca. Per chi non abbia voglia di leggersi l’intero pezzo, riporto di seguito un passaggio dei più interessanti dove, a fronte di un pessimismo bipartisan di fronte alle prospettive della nostra civiltà, fornisce queste cifre: 

lunedì 5 marzo 2012

Afonia in nero pece [Guido]


Egon Schiele - Gli amanti

Come una piuma e pesante come il ricordo che non voglio più avere, si adagia sul mio torace e con una mano mi accarezza il braccio. È il suo tocco, dita sottili come fili, quello che mi ha fatto scappare dal mondo, il mio alibi per chiudere tutti fuori dalla mia casa. Sorseggio un po' d'acqua e riesco solo a non parlare.
«Vado un attimo in bagno» e si allontana, e nei suoi occhi vedo la paura di non trovarmi al suo ritorno. La rassicuro con un mezzo sorriso. Come dieci anni fa. Anche allora c’erano le candele.  

martedì 28 febbraio 2012

Freddo [Roberta D'Angelo]



Mi piace.
Farmi cullare dal mare. Come una danza.
I piedi doloranti. Dopo aver ballato ore sulle punte.
Sciogliermi i capelli. Mentre mi manca ancora il fiato.
Così.
La schiena sul pavimento. Freddo.
Con la bocca aperta e il cuore che batte fortissimo.
Respirare a fondo.
E poi.
Poi di nuovo.
Piangere. Piangere ancora.
Ma stavolta soltanto per me.
Tutt’attorno c’è silenzio.
Respirare lentamente. Piano, così. E già va meglio.
Cosa me ne faccio di quello che puoi darmi.
Che poi, forse non lo sai neanche tu cosa vuoi darmi.
I pugni sul pavimento. Stretti.
I palmi su pavimento. Aperti.
Colpisco. Colpisco ancora.
E poi, pian piano. I muscoli si rilassano.
Una guancia sul pavimento. Poi l’altra.
Lo voglio sentire ovunque. Il freddo.
Le mani tra i capelli. E poi sugli occhi.
Li stringo. Li stringo ancora. Più forte che posso.
E poi.
Aperti. Spalancati. Con le ciglia umide.
E un sorriso che rinasce piano.
Come se non fosse successo niente.
Stanca. Sfinita. A terra, sola.
Basta così.
Sono andati già tutti via.
Raccolgo le scarpette. E sparisco anche io.
A piedi nudi.
Un passo dopo l’altro.
Sul pavimento.
Freddo.

lunedì 20 febbraio 2012

Il venditore di destini (quinta parte) [gianbarly]


De Chirico - L'énigme de l'arrivée
et de l'après-midi
 

Fu Talnòc a rispondermi.
“Vedi Giuliano, tutto parte da quello che si intende per destino. Il professore poi ti spiegherà la differenza fra caso e destino. Ti basti sapere che nessuno qui pretende di governare la casualità. La tegola che ti cade in testa mentre cammini, una vincita alla lotteria, un piccolo ritardo che cambia il corso degli avvenimenti. Queste sono cose che bisogna mettere nel conto, su cui non possiamo proprio nulla. Ma sarebbe sbagliato pensare che la nostra vita dipenda da loro. Possono influenzarla, come no. Però il nostro destino dipende in grandissima parte da noi stessi, da quello che facciamo e da quello che, più spesso, evitiamo di fare”.