Il posto della mente è una piccola oasi letteraria dove possiamo andare quando abbiamo bisogno di qualcosa di diverso. Di leggere, o scrivere storie. Storie inventate, come quelle che io, da principiante, sottopongo al vostro giudizio, oppure storie vere, piccoli "frammenti di vita" che scivolerebbero immediatamente nell'oblio se qualcuno di noi non li raccogliesse.

Frammenti di vita..................Racconti & Poesie..................Paco de Luna..................Pensieri sparsi..................CONTATTI

domenica 23 ottobre 2011

Monolithos



L’Egeo si veste d’oro zecchino
la pelle salata
vibra alla carezza degli ultimi raggi
i pini profumano di resina
e, sopra ogni cosa,
il silenzio.

Bisogna andarci apposta, a Monolithos sulla costa occidentale dell’isola di Rodi. E conviene arrivarci poco prima del tramonto, una mezz’ora almeno, per avere il tempo di arrampicarsi in cima e di ammirare con calma, in perfetta solitudine, la chiesetta di Agios Georgios  costruita sulle rovine della fortificazione.
Poi, come ad un segnale convenuto, quasi fossero adepti di una strana setta adoratrice del sole, altre persone cominciano a sbucare dagli anfratti, a coppie o a piccoli gruppi e si radunano sullo sperone che si affaccia sull’Egeo. Bisogna allora trovasi un proprio posto, sufficientemente discosto dagli altri, e lasciare che i nostri sensi si espandano, non più imbrigliati dai troppi stimoli della nostra vita quotidiana. 
Bisogna proprio andarci, a Monolithos.

sabato 17 settembre 2011

L'organo [gianbarly]

A. Modigliani - Nudo sdraiato

Getto per l’ennesima volta un’occhiata distratta dalla finestra, poi torno senza fretta alle mie faccende. Il molle pomeriggio domenicale non offre distrazioni. Il caldo comincia a farsi sentire e non vedo l’ora di finire per poter tornare dabbasso, dove c’è più fresco. Un velo di sudore mi bagna la pelle, nonostante abbia indosso solo un corto vestitino di cotone.

sabato 10 settembre 2011

11 Settembre. Dicci dov'eri.

Ci siamo. Come tutti gli anni, un brivido mi percorre quando guardo il calendario e mi accorgo che siamo arrivati a questo giorno. In bocca un gusto amaro, che sa di dolore, di ingiustizia, di follia, quella follia che porta qualcuno a diffondere le sue idee uccidendo chi si è scelto come nemico.
Me lo ricordo dov'ero quel giorno, me lo ricordo bene. Giorni davvero speciali per me. Era l'estate della maturità e un incredibile colpo di fortuna mi aveva consentito di festeggiarla alla grande. Un mio amico andava a trovare la sorella più grande che viveva in Svezia. Mi aveva chiesto di accompagnarlo. Così mi ero trovato a Goteborg, alloggiato precariamente in un appartamentino della Casa dello Studente, ma nella mitica Svezia, avanti anni luce rispetto alla nostra Italia arretrata e bigotta.
Me lo ricordo il momento preciso in cui l'abbiamo saputo. Come fosse ora. Eravamo tutti e quattro, io, Aldo il mio amico, sua sorella ed il marito di lei, nel piccolo salotto, intenti a chiaccherare. Il televisore era acceso, ma nessuno ci faceva caso. Di colpo il padrone di casa, l'unico che sapeva bene lo svedese, si è irrigidito, voltandosi verso l'apparecchio. Poi, subito dopo, ci ha detto: "Hanno fatto il golpe in Cile!".
Nelle ore e nei giorni successivi le notizie che non avremmo mai voluto sentire. La morte di Allende, le retate, i  prigionieri nello stadio, le torture. La morte di Neruda. Le canzoni degli Inti Illimani che ci parlavano della tragica illusione di costruire un mondo nuovo senza fare i conti con le forze che lo avversavano.
Quell'undici settembre del 1973 ha messo la mia generazione, brutalmente, di fronte alla realtà. Chissà come sarebbero stati gli anni settanta qui in Italia se in Cile non fosse andata così.

Non crediate che con questa rievocazione voglia snobbare l'altro undici settembre. Tutt'altro. Ho un grande rispetto per il dolore degli americani. I loro morti valgono esattamente quanto quelli del Cile e di ogni posto al mondo dove si muore per la follia guerresca di qualcuno. Ho solo voluto dire che quello del 2001 non è l'unico undici settembre. Che, come ha detto Gino Strada, ci sono persone, esseri umani, per i quali è l'undici settembre tutto l'anno. Il loro calendario è fatto solo di sofferenza. Vorrei che in questa ricorrenza potessimo pensare anche a loro.

La colonna sonora di questo post non può che essere la meravigliosa "Gracias alla vida" della cilena Violeta Parra.





Grazie alla Vita
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato due soli, che quando li apro
perfetto distinguo il nero dal bianco
e nell’alto cielo lo sfondo stellato
e in mezzo alla folla l’uomo che io amo
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato l’udito che in tutto il suo raggio
sente notte e giorno urla, tv e radio
silenzio, vetri rotti, risate e pianto
e la voce dolce del mio bene amato
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il suono e il vocabolario
con lui le parole che penso e declamo
madre amica sorella e sole illuminando
e la via dell’anima di chi sto amando
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato i piedi che sto trascinando
con loro ho guardato cittadine e fango
laghi neve deserti monti e mare caldo
e casa tua il tuo vicolo la strada e il parco
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il cuore che agita il suo passo
quando vedo il frutto del pensiero umano
quando vedo il bene, dal male lontano
quando vedo in fondo al tuo sguardo chiaro
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
così io distinguo bacio da cuore infranto
i 2 materiali che fanno il mio canto
ed il vostro canto che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio stesso canto
Gracias a la vida que me ha dado tanto!
Tradotta LiberaMente da VaLentin@rtista.sud

venerdì 2 settembre 2011

La pioggia [Nunzio Campanelli]


Tolouse-Lautrec
Le prostitute

Venne risvegliato dal cigolio della porta che si stava richiudendo. Faticò a riconnettersi con la realtà, con quella realtà. 
Si era addormentato appoggiando la testa sul tavolo. Un bicchiere di vodka ben stretto nella mano.
Poco più avanti, seduto ad un altro tavolo uno squallido individuo stava palpando il nudo deretano di una prostituta.
Tutto intorno a lui un'umanità eterogenea era impegnata a dimenticare che il mondo si era dimenticato di lei. Risate si alternavano a gemiti soffocati e versi gutturali, tremori a sobbalzi e ammiccamenti, nel folle tentativo di esorcizzare i propri fallimenti esistenziali. 

sabato 27 agosto 2011

Satira e potere

Fino ad ieri non conoscevo Ali Ferzat. Non sapevo nulla di lui fino a quando non mi sono imbattuto in questa notizia:


Mani spezzate al vignettista siriano anti regime

DAMASCO - Aveva disegnato Assad che faceva l' autostop con Gheddafi e altre vignette satiriche anti regime. Lo hanno pestato a sangue e gli hanno spezzato le mani. Così gli agenti dei servizi di sicurezza di Damasco hanno dato una lezione al celebre vignettista siriano Ali Ferzat per ridurlo al silenzio. Gli hanno detto, ha riferito un familiare dell' artista, che si è trattato «solo di un avvertimento» e gli hanno ordinato di smettere di disegnare. «Le nostre vite sono in pericolo», ha spiegato l' uomo. Fondatore di un giornale satirico chiuso dopo numerosi attacchi e censure, il disegnatore ha un sito dove pubblica i suoi disegni (www.ali-ferzat.com) che ieri è stato a tratti oscurato. Alla vigilia del 25esimo venerdì consecutivo di proteste, gli attivisti hanno denunciato l' uccisione di almeno quindici persone in 24 ore, tra cui una donna.
Ci sono notizie che riescono a suprare la nostra indifferenza. Questa è una di quelle. Anche oltre alle centinaia di persone uccise perchè manifestavano. Anche oltre ai carri armati che cannonneggiano le strade delle città che hanno osato ribellarsi. Perchè inchioda più d'ogni altra il regime alle sue colpe, ai suoi timori nei confronti di nemici armati solo di una matita. Perchè ci dice che teme un semplice disegnatore di vignette tanto da cercare di ridurlo al silenzio, ma che non si azzarda ad ucciderlo.
Già tutto questo sarebbe meritevole della nostra attenzione. Dovrebbe scuotere le nostre coscienze. Ma c'è qualcosa di più, qualcosa di semplice e di grandioso nello stesso tempo, che mi fa dire che anche nelle situazioni più disperate c'è una speranza. Ed è la vignetta che ho trovato stamani sul sito di Ali Ferzat. Eccola.

sabato 20 agosto 2011

Sulla porta [gianbarly]

Il potere nelle mani (da web)

Arrivo davanti alla porta spinto da una sensazione di euforia. Finalmente. Ora mi sembra di aver capito, di sapere chiaramente quel che debbo fare. E’ una cosa che mi capita di rado, solo quelle poche volte che sento di aver afferrato la verità. Non ho più dubbi, sono anzi preso da una frenesia, dall’urgenza di fare in fretta, prima che tanta chiarezza si dissolva.

lunedì 8 agosto 2011

Paco de Luna - Terzo quadro [gianbarly] La corda spezzata 3 (bozza)


“Vieni! Dio mio, devi venire subito!”
La voce di Lourdes non ammetteva repliche. Erano giorni che pensavo di chiamarla e ora che era lei a farlo, io me ne stavo lì, con il telefono in mano, senza risponderle.
Eppure, visto che la questione dell’intervista doveva andare avanti, avevo pensato di includere anche lei nel racconto. Le avrei chiesto di intervistarla e l’avrei ripresa mentre parlavamo di Paco, mi sarei fatto dire di lui, dei suoi aspetti più familiari, di come si erano conosciuti. L’idea mi piaceva, più ci pensavo e più la trovavo perfetta da ogni punto di vista.